Nel maggio del 2001 è stato inaugurato il Museo Archeologico Civico-Diocesano di Penne, intitolato al barone Giovan Battista Leopardi. Grazie ad un progetto nato dall'accordo tra il Comune, la Soprintendenza Archeologica, la Diocesi e l'Università di Chieti, lo splendido palazzo vescovile che ospita il Museo è stato completamente restaurato. Lo scopo dell'esposizione è quello di illustrare la preistoria del territorio pennese e la storia dei Vestini, in particolare l'accento è stato posto sulla parte orientale del territorio occupato dalla comunità vestina che si trova est del Gran Sasso e a nord dell'Aterno, con i centri di Pinna e Angulum (Spoltore o Città Sant'Angelo). Secondo la divisione effettuata da Plinio, si tratta dei Vestini trasmontani.I documenti archeologici sono accompagnati da un ampio corredo di testi, immagini ricostruttive e sussidi audiovisivi.

LA NASCITA DEL MUSEO

I complessi e i materiali vengono prevalentemente dagli scavi affidati dal soprintendente Valerio Cianfarani al barone Giovanni Battista Leopardi negli anni '50 e '60; si tratta di reperti di proprietà statale, di cui una parte è stata ceduta alla Diocesi e da questa destinata al Museo, mentre un'altra è ancora conservata dalla famiglia Leopardi. Alcuni complessi sono frutto di scavi recenti, svolti direttamente dalla Soprintendenza o dati in concessione. Particolare attenzione è stata data alla Collezione Leopardi che raccoglie i risultati di circa un trentennio dell'attività di scavo del Barone, ispettore onorario della Soprintendenza e membro del Comitato per le ricerche preistoriche in Abruzzo, fondato da Cianfarani e da Antonio Mario Radmilli allo scopo di promuovere le ricerche nel campo, allora ancora poco conosciuto, della preistoria e protostoria della regione.

REPERTI

Il percorso cronologico dell'esposizione si snoda nell'arco di dieci sale e va dal Paleolitico al Medioevo. Fra i complessi presenti nel Museo sono compresi quelli del Paleolitico Superiore di Campo delle Piane a Montebello di Bertonale. Le testimonianze archeologiche relative al territorio vestino sono quasi esclusivamente necropoli: le più importanti, tutte rappresentate nel Museo, sono quelle di Colle Fiorano, Farina-Cardito, Vestea, Montebello, Loreto Aprutino e Nocciano. Si tratta di complessi di sepolture a inumazione deposte in fosse scavate nella terra, con corredi funerari differenziati per sesso: le sepolture maschili sono accompagnate da armi di ferro (lance, spade, pugnali), mentre nei corredi femminili gli elementi caratteristici sono soprattutto gli oggetti di ornamento personale: fibule (spille) di bronzo e di ferro, collane e pendenti di pasta vitrea.

L'allestimento è reso più accattivante dalla presenza della ricostruzione della tomba di un guerriero di Nocciano il cui corredo è formato da un calderone e una coppia di calzari in bronzo, una spada e una lancia.

Al periodo tardo-ellenistico (II-I sec. a.C.) risale la tomba a camera dalla contrada Arce-Conaprato, uno dei complessi più importanti del Museo, che conteneva le deposizioni di una donna e di un uomo accompagnati da un ricco corredo. Gli elementi di maggiore interesse sono i letti decorati da rilievi figurati in osso, una categoria di prodotti artigianali di lusso e i vasetti di bronzo a forma di testa femminile, noti anche da altri complessi del territorio vestino, probabilmente importati dall'Etruria. Le ultime sale presentano la documentazione archeologica relativa alla vita nell'abitato di Penne dall'età imperiale al Medioevo, risultato dei numerosi scavi condotti nell'area urbana e in particolare nel palazzo vescovile.

IL PERCORSO

MUSEO ARCHEOLOGICO

L'utilizzo delle immagini dei reperti archeologici è stato gentilmente concesso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Abruzzo.

Museo Archeologico “G. B. Leopardi”  -  Fondazione Musap Penne

Piazza Duomo, 8 -  65017 Penne (PE)